Esercizi di Prosa Lirica

Ultima

La porta del cuore

Illusioni.

Vivere per un “forse” è follia. E ormai non è più tempo di elogi alla follia. Uomo di certezze, mio maurice.
Il volto di un fantasma giovane e sorridente, mentre raccontavo le mie pene d’amore. Serate di paure e socialità. Perché nessuno guardava i miei occhi.
Non mi perderò nel tuo labirinto, non questa volta.

Immobile, imprigionato nella mia non vita, peggio… nella vita degli altri, a raccogliere le briciole di un pranzo d’amore che mai mi vede ospite, ma sempre spettatore.

Carezze non mie. Baci, non per me. E scorrono i fantasmi del passato, promesse di amori mai nati, per non mentire a questo cuore che conosce solo la sua verità. Oggi mi sembra così dura e inflessibile… Inaccettabile legge che mi condanna alla solitudine.
Eppure, nemmeno il tuo palpito è sufficiente a darti pace.
E mi domando  cos’altro chiederai a questa vita, per avere soddisfazione dei tuoi capricciosi desideri.
Una vita spesa alla ricerca di un’immensa, fugace gioia, quell’istante irripetibile che si chiama felicità. Ho scordato la sua forma, ricordo solo che esiste, ma non per me.
“Ero tranquillo” … mentre passato e presente s’incontravano. E ancora mi stupisco del tuo inconsapevole potere di scatenare uragani, per distruggere e stravolgere il mondo intorno a te. Uragani fatti di mezze parole e sorrisi, idee incoscienti ed oscure emozioni.
Dopo l’uragano. Un nuovo giorno anonimo, a professare quotidiana normalità e ostentata innocenza.

Forse il problema è tuo, capito maurice? Il problema sei tu, il tuo cuore folle e testardo, i tuoi sogni impossibili, i tuoi desideri.
Buongiorno maurice. Un altro giorno… Chiudi la porta, di nuovo.

Il dubbio

Chiudo gli occhi. Ascolto le emozioni. Oggi è un peso sul cuore più grande del previsto.
Sospetti e paure, antiche ossessioni. Il cuore suggerisce un volto, la ragione ne restituisce un altro.

Oggi è guerra di verità. Ed io, che sono un cacciatore di verità, perseguo questo nuovo, possibile dolore… calpesta il sereno che ha vinto tempeste.
Tu potresti tornare ad essere voldemort… Ma non più soltanto nei miei sogni, bensì sostanza e realtà, un incubo che si fa materia.

Pesa e fa male. Non ci credo. Il cuore dice no.

Che freddo fa…
E sogno pace, amore e abbracci. Carezze. serenità ed albe, vere. Non più paure e dubbi, incertezze e strategie… limpida pace.

Un bacio.

Fingo di depositare la verità. Mentre il Coro canta il pericolo, tutto ciò che non voglio vedere. Ma io ho la mia verità. Perché un uomo può tenerti la mano, stringerla con amore tra dolci note – come queste – e poi, perdersi nel buio, sfuggire alla sola vista della tua sagoma, un anno dopo.
Perché anche i demoni hanno le ali… E gli angeli sanno fare male.

Per tanto tempo, la paura è stata la mia unica certezza. Oggi, quale certezza ho? Un cielo limpido e gelido, sopita la natura, sotto la coltre del ghiaccio invernale.

Io sono Fuoco.

Vedo il mondo con gli occhi dell’anima. E so di essere quasi pronto a viaggiare oltre, conoscere gli Spiriti che mi circondano, conoscere te, mio fanciullo, e ascoltare da solo la voce dei miei morti.

Una donna piange, fissando il vuoto del mondo che ha davanti. E questa mattina sembra una  cerimonia raccolta di tristezze e pensieri, mentre qualcuno – lentamente – si sveglia e si alza, con un giovane fantasma nel cuore, struggente ricordo che paralizza muscoli e offusca la mente. Lo vedo. E non ho bisogno di essere mago o veggente. Mi basta ascoltare.

La vita scorre, ignorando il mondo altro, fingendo di non vedere. E poi, arrivano questi giorni… 19 dicembre.
Occhi rossi, come di pianto.
Sì, è giorno di consapevoli ricordi. Una magia di anime che s’incontrano per caso, e uniscono pensieri e tristezze, prima che la vita, scorrendo, le separi, e le faccia tornare anonime, sconosciute.

Ho paura Dio.
Dimmi che quest’ultima emozione del cuore non sia un’altra, l’ultima sua più grande illusione.

Sagome nella nebbia

Parlami maurice, il tuo silenzio m’inquieta.
Parlami, mio cuore, che ti ostini a rallentare i tuoi battiti, anche quando hai visto le mani tremare e la voce rompersi.
Parlate pensieri… ora solo grida confuse.
Mille voci, minacce di morte e distruzione, per quel sorriso che smosse oceani.

Non sento più fluire il sangue liberamente.
Sono gli Ostacoli del cuore.
Errori. Vedo gli altri ma non me. Gli altri vedono me, ma non se stessi.
Tante parole. E tante altre non dette. Non le ricordo. Tornano alla mente, dopo. Ecco cosa avrei dovuto dire, o cosa avrei dovuto fare. Perché la mente è più potente della voce, e il cuore si esprime solo nel silenzio, quando è solo. Come adesso.
Sole tiepido d’autunno, di venerdì. Combatto per la pace… la mia, la tua. Combatto perché smettano di parlare i tuoi occhi, e cominci il canto.
Cos’hai da dire? Cos’ha da rivelare il tuo cuore?
Silenzio assorto. Trascorri i tuoi giorni tra i pensieri che ti hanno tolto la pace. La pace che io ti donavo gratuitamente, ma non per sempre…
Ora tu sei qui, lontanissimo.
E mi parlerai anche adesso. Forse mancano solo le domande giuste. Le parole che non ti ho detto.

Tutti sembrano conoscere la cosa giusta da fare.
Ma io ho una verità dentro che urla le sue ragioni, nella sua lingua segreta. È un canto che non so fermare. Una musica nota, amata e temuta.

Un anello e un cammeo. Il volto di un anziano, i suoi capelli quasi tutti bianchi. Uno sguardo agitato, pieno di pensieri e cose da fare. Occhi azzurri e capelli di rame. Un piccolo diario e brevi annotazioni: contano i giorni. Ora lo sguardo si perde assorto, dietro una musica, forse.
Incrocio gli occhi del mondo. Nessuno sa, nessuno vuol sapere.
E’ come se non ricordassi più la mia vita, prima di te.
Malattia. Ossessione.
E il cuore resta in silenzio.

Dietro le parole

Una nuova cura.

Ho bisogno di abbracci ed umanità. Un sorriso che faccia splendere il giorno e piccole dosi di sfuggenti amori. È tutto. Può vincere il male del mattino, stordire i sensi per un tempo sufficiente a far tramontare il sole sulle speranze del cuore, se ancora ce ne fossero.
Questo fosso è diventato troppo profondo e buio, non sono più capace di distinguerne contorni e fattezze.
Desideri. Speranze. Bisogni.
La finzione oggi è tutt’uno con la realtà. La cura si chiama sorriso e serenità. Nessun dolore, anche di fronte all’impossibile. Ho chiuso la porta e nemmeno io trovo più la chiave. Ne ho intravisto l’interno, quando ho parlato di commozione.
Cerco certezze. Mi piace fare del bene, perché mettersi da parte è diventata una preziosa e magistrale arte.
Allora, cos’è cambiato? Non voglio arrendermi, non voglio fuggire, so di poter vincere… se solo volessi davvero combattere.
La parola è la tua forza, ma anche ciò che ti dipinge debole agli occhi degli altri.

La nuova cura. Non rimuovo il dolore… semplicemente non lo provo. Ostentare forza e serenità come sistema d’azione e pensiero. Quando tutti ci crederanno, anche tu te ne convincerai, così quella porta chiusa sarà sigillata per sempre, e le tue emozioni moriranno in silenzio, di fame e stenti, all’interno.

La mia lingua ha sembianze familiari, ma non lo è. Fantastico sul futuro delle mie parole, e le immagino come un codice segreto, oscuro, ritrovato dopo millenni, che riemerge in tutto il suo incomprensibile fascino.
Succede da quando ti ho permesso di leggere. Oggi voglio che tu sappia, ma non capisca. E il folle progetto ha avuto la sua realizzazione: comunicare per non essere compresi. Bisogno soddisfatto, segreto mantenuto.
E mi torna in mente quel tuffo al cuore, quel capogiro che  fu poesia. Non posso fare a meno di chiedermi quanto fosse reale, forse artificioso quanto la calma di oggi, costruito anch’esso per dare senso a questo romanzo infinito.

 

Le armi del mattino sono pazienza e rimozione. Affronteranno l’attesa e le parole che non vorrei ascoltare, per una nuova guerra.

Cristallo di rocca

Sei tu il più forte, maurice. Il tuo cuore è una roccia, una fortezza dove splende sempre il sole, lassù sulla montagna. Tutti possono vederla risplendere da lontano, senza chiedersi chi… cosa ci sia dentro.
Tu sei il più forte, e puoi dispensare consigli e sorrisi, abbracci rassicuranti e verità… per tutti.
Non preoccuparti… nessuno ascolta il battito del tuo cuore, vede le tue mani tremare, coglie l’affanno del tuo respiro.
La tua voce è calma e ferma, quasi atona. Tu comunichi serenità e compostezza, chiarezza e convinzione.
La tua soverchiante potenza è la chiarezza, un’aggressiva sicurezza, che ti rende inafferrabile… invincibile. Non hai bisogno di nessuno, tutti sentono il diritto di non preoccuparsi per te, perché tu te la caverai, in un modo o nell’altro.

In quella caverna oscura di paure e incertezze, imprevisti e dolori, se ci fosse da scommettere su chi uscirà per primo, tutti punterebbero su di te, trionfante, sorridente, con una fiaccola in mano, e un coltello alla cintura.

Nessuno riesce a toccarti, evanescente e lontano.
Sai parlare da solo, e mostri solo ciò che vuoi mostrare: ordine e purezza, il canto della perfezione che non ammette errori, contorni netti e definiti. Perfetto.

Nessuno sa.

Mi fermo. Fluire dolce di pensieri e rotaie. Vita che si muove intorno a me. Umanità e vita anonima, chiusa nella scarsa comunicazione di corpi che non si conoscono. Volti ed espressioni che tradiscono qualche pensiero. Indifferenza dell’anonimato. Non hai un nome, e il tuo volto, da solo, comunica solo estraneità. Scorre il mondo e l’umanità vicina, lontana. Sale. Scende. Cammina. Si avvicina. Si allontana. Anima la terra inanimata, con suoni, odori e tatto.

Nessun dolore. No surprises.

Dove corri, ogni mattina, con quelle cuffiette alle orecchie?  Assorto e imbronciato. Sguardo fisso. Mani in tasca. Passo veloce.

Qualcuno se lo chiede, senza che tu te ne accorga.

Corro verso il tram. Il lavoro. La mia giornata quotidiana.

E quando arriva il tuo messaggio, osservo il cielo terso e respiro profondamente, cercando la musica adatta a comunicarmi il piacere – momentaneo – di essere al mondo. Dolci i suoni della città:  ferri,  ruote, motori, voci, tazzine, vetri.

Qualcuno mi osserva, qualcuno mi pensa. Ma non me ne accorgo, non lo saprò. Guarda di lontano il castello che fugge verso il tram, con un cuore pieno di domande che nessuno sa.

Chi ha paura delle verità del cuore…?

Gocce di memoria
Forse non ho niente da dire. È un’emozione che mi confonde e mi toglie il fiato. E ne ho paura, temo le conseguenze… altre ossessioni, altri mesi di turbamenti e pensieri, inutili attese e nuovi rancori.
Rendi vera quella bugia che stai ripentendo.
Lunedì mattina. È sempre la prova più difficile. Altre ore, altri giorni mi vedranno distratto e spensierato. Devo solo farmi forza e avere pazienza, per superare questo quotidiano momento in cui la coscienza prende parola e detta le condizioni del mio umore.
È proprio vero che ho di nuovo messo da parte me stesso?
E cos’era quella serena malinconia?

Non può essere vero… Il mondo dice che è follia, queste cose non capitano, è sbagliato, nessuno ci crede… Nemmeno io ci credo, nemmeno tu. Non si torna indietro.

Allora cosa mi sta urlando adesso il cuore? Una nuova ossessione, una nuova follia che nasce da false convinzioni…

Le mani tremano. Indicibile verità.
Non può essere vero…

Guerra con la verità del cuore. O è solo il sogno di questo grigio mattino d’autunno.

Straniero, in un mondo di individui carichi di certezze… per gli altri. Combatto per non convincermi che ci sia qualcosa in più dell’illusione. Ma la forza dell’evidenza si fa strada tra le fortezze della ragione, dopo aver espugnato i castelli indifesi del cuore.

Illusioni.

Voglio tornare ad un vecchio gioco… e chiedo aiuto al mio angelo poeta…

Un granello di sabbia dallo splendore accecante…

Quando credevo di poter modellare Te a immagine della mia vita, affinchè gli uomini Ti adorassero, Ti portai solo polvere e desideri, illusioni e variopinti sogni.
Quando Ti chiesi di formare la mia vita a immagine del tuo cuore, affinchè Tu la amassi, Tu mi portasti fuoco e verità, grazia e pace.”

[ Offerta di frutta - R.Tagore]

Il bacio degli altri

Sei in mezzo alla folla, non urli nulla. Una grande esplosione. E chi ti ha sempre ignorato, finalmente si accorge di te, un’ultima, rumorosa volta. Protagonista. Un’ultima, luminosa, fragorosa volta.
Mina vagante: ingegnosa definizione. Non sarà mai un leader, una persona di successo, un esempio per la società. Una mina può esplodere una sola volta. Ma quell’unica esplosione è in grado di cambiare il mondo. Goffa, folle, improvvisa, ma determinante…
Irriducibile alla logica comune.
Torno a scrivere, dopo aver accumulato un po’ di giorni di ansia e malessere sotterraneo. Il motivo? Il ragazzino non basta a spiegare tutto, anche se tocca nervi scoperti, corde sensibili. Un mondo di confusi sentimenti, dopo la profezia. Si avvicina l’inverno. La rimozione ormai è diventata sistema, processo naturale che sopprime qualsiasi dolore, frena, annienta, cancella. Amo questo nuovo potere sulle mie emozioni, dono ricevuto per il mio asservimento al Lato Oscuro.
Oggi il primo volto indifferente è proprio il mio. Sfuggo il pensiero degli altri, e ne rimuovo le conseguenze.
Ieri sera. Non ho resistito. È stato un istinto. Ed ora, il ricordo genera un po’ di commozione. Ma sì… Ti volevo bene. Piccolo tuffo al cuore. Forse è la verità, che trova la sua conferma nel petto. Piccole, grandi emozioni. Ma ha vinto la ragione, e ne sono fiero. Aspetto altro. Aspetto il prossimo. Se l’avessi fatto 5 anni fa… oggi sarei un’altra persona, un’altra ancora.
“Ma questa vita cos’è, se manchi tu…”
Piccola incursione emozionale nel futuro. Complice la musica. E la ragione beffarda mi ricorda che ancora non sono stato capace di cambiare davvero la mia vita… Se mi trovo ancora su questo tram, a quest’ora, verso un lavoro uguale da ormai 10 anni. Il cambiamento non potrà mai dirsi completo. E il futuro non sarà mai futuro, ma solo un presente che si ripete, uguale a se stesso, per giorni. Occhi lucidi, commossi davanti ad un film. Qualcosa di troppo personale. Tante stanze segrete, l’una accanto all’altra… ma tutte nascoste agli occhi degli altri. Si chiama umanità.
Cogli segnali, in questo lunedì mattina, maurice.
Aiutami a vederli e a farne tesoro.
Scrivo a Marta.
Buongiorno amore mio.

Una gita ad Oniria

 

Siamo uno di fronte all’altro. Di tanto in tanto sorride. E, quando lo fa, sorride tutto il viso, sorridono gli occhi. Un velo di rosso gli colora le guance e la fronte. Mi guarda e poi abbassa gli occhi… lo fa continuamente. Io non riesco a vedere altro in questo momento. Mi sembra che il mondo sia sparito, solo buio e una luce puntata su di lui.
“Come si fa a rivederti ancora, per sempre?” E lo dice, ancora una volta, sorridendo. Gli guardo i denti bianchi, e le parole mi muoiono in gola. Una vampata di calore mi prende la testa… devo avere le guance rosse anch’io. Un groppo alla gola e quella fitta al petto che conosco tanto bene, e m’impedisce quasi di deglutire.
Si è accorto del mio imbarazzo. Il sorriso gli si spegne sul volto, ma non del tutto. Allunga una mano verso la mia, e mi accarezza le dita con le sue.
“Mi piaci…” Lo sussurra, quasi sospirandolo. E torna a sorridere, imbarazzato anche lui. Ma è serio, e sa che io lo so, l’ho capito.
Ma quel “mi piaci” stona alle mie orecchie. È presto, non ti conosco, non so se voglio, ancora, di già.
Non ho il tempo di pensare, analizzare le mie sensazioni, le uniche a cui vorrei dare ascolto ora.
Ma il mio volto ora comunica freddezza e rigidità. Ritira la mano, il sorriso si spegne del tutto. Cerca di guardarmi, ma non ci riesce. Gli occhi sfuggono e non ridono più. Ora il rossore è un imbarazzo triste. Sono l’assassino del suo splendido sorriso, peccato mortale.
“Non ti va?”

Cosa si dice in questi casi? Ciò che si sente… Ed io cosa sento?

 

Sogno fallito.

 

Allora proviamo in un altro modo…

È notte. Siamo lungo viale Trastevere, verso casa di Serena. Io gli tengo la mano. Parliamo delle nostre cose. Ifrid si volta all’improvviso verso di me, ed esclama: “Io sono proprio innamorato, accidenti!” E sorride imbarazzato, mentre lo dice…
Ci scherzai su’, come sempre… incapace di godere della più grande felicità, quando mi capita. Ma son passati tre anni, e non ho saputo frenare le lacrime, oggi, a quel ricordo.

Vento. Pioggia. Tempesta. Il cielo si è oscurato. Fa freddo, in questo arido deserto. La terra si spezza in milioni di piccole crepe. Montagne all’orizzonte, senza verde.
Piove. Gonfia l’anima. Solo così ti senti vivo. In un mondo epico, dove il tuo dolore è sublime ed unico. Solo così la tua vita acquista un senso. Tutto dopo, mai durante.
Stop.

Ora, le onde. Per i titoli di coda.
Cerco di dare un significato al riaffiorare di questi ricordi, ora. Ricordi soffocati nel viaggio del cuore, ed ora di nuovo qui, forse a cullare il senso di colpa per averlo cancellato con violenza dalla mia vita.
Ora… che sono all’alba di un nuovo giorno di prosaiche consapevolezze, solitudini volute e libertà rassegnate, ora… che impongo la fine anche a questa breve stagione di segreto amore, soffocando il neonato nelle acque torbide del mio silenzio.
Ho riaperto lo scrigno, dal fondo dell’abisso. E quasi mi piace ritrovarci familiari emozioni, anche se tristi, la potenza di un palpito, solo ricordo, è vero, ma così forte da far tremare la terra.

Ho sperato che questo viaggio finisse davvero con l’arrivo dell’alba. E l’avrei raccontata… la mia più grande prova letteraria: narrare la gioia maestosa di un nuovo amore.

Somewhere over the Rainbow
Un paio di cuffie, un ultimo respiro. Una chitarra e una voce, a cantare cosa c’è da qualche parte, oltre l’arcobaleno…

Le ombre dell’Aurora

Libertà.
È solitudine. È vertigine del vuoto. È ansia del non sapere cosa accadrà, non poterlo controllare.
“Quando ho creduto che non ci fossi più, non ho avuto paura ma… sollievo”.
Questa è la libertà. Strana emozione. Forse perché l’uomo non è nato per essere libero. I legami ci permettono di restare in vita. Libertà è suicidio… darsi la morte, come estremo, nobile, assoluto atto di libertà.
Vertigine del vuoto. Non c’è qualcosa da fare, qualcuno a cui pensare, a cui dare conto. C’è il vuoto di necessità ed obblighi. Pura volontà che attende solo di esprimersi, sapendo di poter anche non esprimersi affatto.

Amore. Amore libero non esiste.
E il tuo esile e sussurrante fantasma è appena tornato a farmi visita. Perché? Come sempre, sono io a permetterglielo.
Cercavo di mandare a D. un pensiero, invece ha preso la strada che porta a te… Perché?

Questa notte.
Le mie sensazioni hanno un significato? Specie quando non ne colgo l’origine… Inquietudine che si fa tristezza, anche se è solo un sussurro. Pensieri sparsi e diversi, incombenze e progetti, propositi. I tempi sono maturi per altri passi, in avanti.
Saper aspettare. Scopro di non saperlo fare. Domare i primi istinti conferisce forza, dona potere. E pensare che l’Attesa è sempre stata mia compagna… eppure ne ho sempre mal tollerato la presenza.

Oggi mi chiedo cosa ti sia capitato. E fioriscono fantasie e congetture, sogni e giochi della mente, in questa lotta quotidiana per la fiducia, contro i dubbi… su tutto, su tutti.
Non esiste una verità, non esistono il bene e il male. Tutto è acqua torbida e indistinta. Chi ti ama, chi ti odia. Chi è indifferente e chi, qualche volta, ti pensa. Chi ti nota e chi t’ignora. Chi si ricorda di te e chi ti ha cancellato.
E gioco ancora coi pensieri… degli altri. Provo ad ascoltarli, o a leggerli dagli occhi, sperando che dicano la verità… Se esiste.
Occhi nascosti, e quelli che sfuggono. Fissano il vuoto… o qualcos’altro. E questa musica arriva a ricordarmi che sono ancora in attesa di qualcosa, in attesa dell’alba. E forse, questa luce fioca dell’aurora, che rende i contorni indistinti e confonde le ombre con le forme, mi ha fatto perdere cognizione della realtà. Non so più dove sono, ed anche questo specchio restituisce immagini vaghe e confuse di una vita a piccoli passi, incerti… tra le ancora troppe ombre dell’aurora.

Ultrasuoni

Dare voce a questi pensieri.
Non ho stima per loro. Sono sciocchi, superficiali, banali. Non meritano poesia… o prosa lirica. Eppure nascondono sofferenze e antichi fantasmi, veleni infantili, storie di violenza e abusi.

Oggi parlano dagli occhi della gente. Ricerco i loro pensieri, per coglierne significati ed opinioni… Ricerca affannosa e spesso vana, scoperte spesso sorprendenti o dolorose.

Ho visto quel ghigno di scherno… proprio dopo esserti dimenticato di me. Mi abituerò anche stavolta al peggio, al silenzio, all’indifferenza. Perché la maledizione di voldemort recita che io debba essere l’unico a non cambiare mai.

Le mie parole.
Magia. Un libro d’incantesimi chiuso a chiave.
Tante parole. Un mondo di parole, mondo di scrittori, e aspiranti maghi. Uno nella folla di questo vociare indistinto, incapace di alzare la voce, per farmi sentire. E vorrei che fossero ultrasuoni, in grado di assordare con un bisbiglio…
Ma solo in pochi riescono ad udirli… rari coloro che li considerano tanto forti da non tollerarli. Per tutti gli altri: silenzio.

Le mie parole.
Mi ostino a tentare di comunicare con una lingua antica e sconosciuta, in attesa di colui che la conoscerà e comprenderà. Per ora, mi rassegno a sembrare pazzo. O posseduto da un demone.

Emozioni non più nuove. Hanno soltanto cambiato nome. Ma è sempre lunedì. Gli occhi pesanti. L’ansia che pesa sul cuore. Le labbra si stringono, a serrare il silenzio, indispettito, assorto di uno sconosciuto.
È tutto uguale, come un anno fa. Un anno in più, e nuovi volti, altri ricordi di questa mezza vita, vissuta a rallentatore.

Forse non voglio che mi sentano.

Dio… oggi fa proprio male! È quel dolore che fa piangere.
Verano. Fantasmi e preghiere. Non so più cosa desiderare o attendere. Una chiesa. Ricordo quelle visite. Il prete che esclamò tre volte, davanti alle mie lacrime: Hai bisogno di aiuto? Hai bisogno di aiuto? Hai bisogno di aiuto?
Tra lacrime e un accenno di sorriso, quasi sorpreso e divertito, risposi, per tre volte: No.
Così, anch’io rinnegai Dio.
Mi restituisci questo ricordo… ma tu ricordi la mia preghiera? Ricordi la tua promessa non mantenuta, Dio?
Scandalo cosmico. Tu hai tradito tuo figlio. Allora la mia preghiera è la forza di rinnegare l’Attesa del mondo. Di cancellare la speranza. Di non vedere più ghigni e sussurri, leggere i pensieri e interpretare le parole.
Forza. Questo mondo no ha mai avuto nulla da darmi, e da dirmi… Perché le parole degli uomini sono sempre, infinitamente meno interessanti e significative di ciò che scrivono, dipingono, suonano… pensano.

Otro mundo

Antiche emozioni. E sono ricordi. Di mare e sabbia, vociare assolato.

Passato.

È il ricordo di questo mattino grigio, come gli altri. Racconta confusione e bisogno riflessivo. Sottile ansia e folla di pensieri quasi indistinti… Vorrei che esplodessero, per poi andar via.
Una settimana di paure e gioia, una fuga nel buio della notte, un’altra tra la folla, tra risate e musica. Un abisso di emozioni in guerra. E poi, tu. Gli altri. Volti e abbracci, un bacio. Ed altri. Il bacio più brutto è anche quello che desideravo di più. Tra risate e follia, alcool e chiacchiericcio chiassoso.

Baci.

“Questa esperienza è finita”. Ce ne saranno altre, insieme…

Non sono più io, in questa rivoluzione. Lo specchio restituisce uno sconosciuto. E le parole non sono più le sue.

Dove sei ora, maurice?
Vento. È quasi buio, di mattina, d’estate. Quasi mi piace. Dolce nostalgia di pianoforte. Guerra di emozioni. Qualcuno voleva uccidermi. E dopo, festa per la stessa ragione. Ho sorriso in un altro mondo, tra coloro che sono come me.

Piove. Il mondo sa essere sorridente e accogliente, quando vuole, se lo vuole… non solo buio, non solo urla, non solo violenza, non solo fuga, di notte…

E mi scopro a leggere i pensieri della gente, li sento accanto a me. Forse ripeterebbero quelle urla, se potessero, se sapessero. O forse saprebbero indignarsi, e ribellarsi.

È un altro mondo, questa mia nuova vita, un orizzonte sconfinato, con poche vie e mille domande. Pensavo che gli anni concedessero conoscenza e certezze. Io intravedo solo isole di dubbi, continente futuro, dove si parla una lingua straniera e incomprensibile.
Devo imparare, di nuovo, ancora.
Piove. Lava via questi ricordi. Sette giorni fa, di notte… Correvo. Fuggivo. Reietto e minacciato. Solo.
Tu dov’eri? Alla luce, ti ho rivisto, insieme agli altri. Solidarietà e abbracci, domande e indignazione.
Ma quel buio di solitudine è rimasto dentro di me, il suo ricordo senza soluzione e significati.
Come il sole abbagliante della grande via. I colori, i volti e la musica di un altro mondo, appena conosciuto e già salutato.

Piove sul mio amore che non conosce più il tuo nome. Lava via speranze e piccoli sogni, certezze e obiettivi. Forse anche i sogni… Sogno di una vita insieme, di baci (veri) e carezze, notti insieme e abbracci. Occhi che mi vedono… Tramonta il sole, di primo mattino… e piove, al buio delle mie speranze.

“È un’incognita ogni sera mia. Un’attesa pari ad un’agonia. Troppe volte vorrei dirti no, ma poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho”…

È davvero un’aurora questa?

Solstizio

Successe tutto all’alba.

Maurice si nascondeva dietro la barca sulla spiaggia, all’alba, attendendo il fantasma.

 

E ricordo un mattino, il primo giorno di vacanza a Gaeta, tanti anni fa.

Notte insonne, per abituarsi ad un letto nuovo. Ascoltavo musica, come sempre. E attesi l’alba, meglio, l’arco del sole spuntare all’orizzonte. E scoprii che sorgeva ad est. Mi accompagnavano i “Sogni del Sahara”… Allora pensavo fosse la musica più bella mai composta.

Alba. Cercai la commozione, come oggi, un paio di lacrime quando ho finalmente ritrovato la canzone per Elena,  in versione cantata, quella che diede vita a L’Angelo e il Fuoco… la più bella avventura di tutta la mia vita, quella che vorrei, un giorno, le desse senso.
Scopro questa luce del mattino dentro di me, nel mio più distante passato, nel mio destino.
E quelle recenti albe paventate, tra le confusioni dell’alcool, a sancire una vita senza regole, come racconta la ninna nanna sulla culla… ché all’alba torna a casa solo una persona cattiva.
Ho fatto un sogno, prima di dormire, ed ho immaginato di raccontarlo, per porre fine a questa notte del cuore. Come una fiaba, con il fine più lieto che la mia fantasia possa concepire.
Ma è solo un sogno. Troppo coraggioso, perfetto, come solo i sogni sanno essere. A descrivere la fine di un viaggio reale che diventa romanzo, e sancire la definitiva rinuncia ad essere felice, la vittoria della fantasia sulla realtà.
Fantasia che tutto divori e cancelli, ti prendi la mia vita e restituisci solo la frustrazione di una realtà sporca e maleodorante, come al risveglio da una sbornia…

 

Una nuova estate.

Appunti sparsi per il nuovo giorno

Penso all’alba. Sfiorato da questa aurora che confonde e talvolta nasconde la sua luce. Alba che porti amore e pace. Nuova vita e nuova avventura. Un brivido al pensiero che non sarà – mai più – come prima. Un lungo viaggio che ha cambiato il mio cuore, riscritto il mio destino.
Tu distruggesti il mio mondo, io lo ricostruii dalle sue ceneri.
Il passato non tornerà, ogni futuro sarà qualcosa di nuovo e sconosciuto. Me ne accorgo dagli occhi della gente che mi guarda, me ne accorgo dai pensieri che si confondono, per poi riprendere forma… ogni volta.
Un tempo bastava quella scintilla per dare forza alle mie convinzioni. Oggi, come lucciole in un bosco notturno, le scintille schioccano via rapide e ingannevoli. Sorrido loro, sapendo che son sirene… Il giorno e il sole le porteranno via.
E i ricordi. Mi aiuta una musica ricca dei significati che io le diedi… La ricordi ifrid. Raccontava di due ballerini, un tuffo al cuore e un capogiro.

Un altro mondo. Cos’è rimasto?
Una paura più forte del dolore da affrontare, più della sfida da superare.
Resta il sogno. E ci credi davvero? Ora parla il silenzio e l’indifferenza di questo bosco e questa casa.
Vedo solo desideri, bisogni, speranze degli altri. E mi chiedo ancora chi vedrà i miei…

Tempus fugit.
Incalza la vita. La sento scorrere tra le pareti delle vene, lungo il fluire del sangue. Non si ferma. Inesorabile, come la luce dell’alba. Mi predissero il suo arrivo. Una certezza. E allora perché non ci credo? Perché spesso dispero. Forse perché non saprò mai credere a ciò che non vedo. E quell’arco di luce lo ricordo bene, come un vampiro che ricorda il sole, da quando non può più ammirarlo. Ed io mi commuovo per la bellezza della notte, anelando il Sole.

Non credo.
“Tu puoi fare qualsiasi cosa, per quanto possa sembrarti difficile”. E non ho avuto il coraggio di risponderti che non è vero, dopo aver ascoltato della vittoria sulla tua malattia.
Ancora una volta, ho sperato che i miei occhi parlassero per me. Forse l’hanno fatto, ma non lo verrò a sapere.
Sai cosa volevo dire. E sembra che tutto debba sempre accadere di notte, sussurrato, occhi negli occhi.

Se getti un sasso in uno stagno fermo, le onde si propagano. In acque agitate, il sasso sparisce, senza che nessuno se ne accorga.

Un cuore nuovo, che non è ancora una nuova vita. Ho preparato pazientemente questo momento, per due anni. Ne sono il padre e l’artefice… tu la scintilla.
Non è felicità, ma forza serena e – forse – speranza, sebbene scettica. Manca il salto, come quando dovevo lasciarmi andare nel vuoto, sulla rupe. Coraggio.
Tu puoi fare tutto. Aiutami maurice.

Il canto dell’usignolo

Il vento punge sul viso, questa mattina. Ma è tornato l’azzurro. Gli alberi sono stati potati un po’ ovunque. Fresca calma in questo punto del pianeta. Cullano il pianoforte e il tuo messaggio, che arriva a dare voce ai miei pensieri, già svegli da un po’. Risveglio d’ansia. Consapevolezze. Mi ripeto che sto bene. Ed ho imparato che una potente convinzione può vincere la realtà. Come un ricordo doloroso può smettere di far male, se lo si rimuove.
Facitor di sogni… Non ti resta che accettare di essere l’unico al mondo. O che l’altra stella sia talmente lontana da non riuscire mai a vederla. Oggi puoi solo sperare di essere compreso, apprezzato, visto per quello che sei… Attore di creazione, circondato da spettatori.

Questa luce accresce ogni giorno nel suo splendore. Una delicata forza che sembra inarrestabile, un destino. O un sogno…

Ho un arcobaleno proiettato addosso. Volo nella tua vita, senza che gli altri riescano ad identificarmi. Arrivato dal nulla.

È trascorso un anno. Da quel giorno in cui ho dato, per la prima volta, voce al mio dolore. Un anno dall’addio, quando il male si trasformò in parole, e divenne testimonianza delle emozioni. È tutto scritto, ormai, indelebile, per sempre. È la magia della parola, che può attraversare secoli e generazioni, immortale come non sono io, sono le mie parole.

Oggi. Inseguire una chimera. Lotto con la realtà, per farmi restituire un’immagine veritiera del mondo. Riformulo bisogno e desideri, per adattarli a quello che ho, quello che posso avere. E sono cambiati i sogni… Mi chiedo persino se ne sia rimasto ancora qualcuno di compiuto, chiaro.

Questo posto dovrebbe tornare ad essere terapia…
E allora, maurice, cosa vorresti realmente?
Un abbraccio, un sorriso, uno sguardo significante… È tutto? Ti basta? Quelle braccia non sono le tue, quella casa, quella vita… Tu sfiori, ma non tocchi mai, assisti, ma non vivi.
È tutto?
Hai paura di tenere qualcosa per te… E questo amore non osa nemmeno pronunciare il suo nome.
Romeo, Romeo, perché se tu…?

Non è l’alba.

Simulacro

Fragile.
Folate di vento. Come foglie in un limpido e azzurro mattino di maggio. Chiacchiericcio estraneo. Musica.
Corrucciato e stanco. Le parole non sanno spiegare, oggi, quanto poco basti a spegnere le stelle e restituire il buio.
Anima fragile. Attendo piccole dosi di un male necessario. Anche questo si chiama Amore, sebbene  segreto e indicibile…

Siamo già così lontani…
Inafferrabile. Forse un amore impossibile era proprio ciò che stavo cercando, per non tradire questo viaggio infinito, non tradire il male e il senso della Caduta.
E mi basta una parola per trasformare il buio in luce… Fragile e volubile.

Conosco già ciò che mi vuoi suggerire, tristezza. Due anni non sono passati invano. E, sebbene la sofferenza non sia meno intensa, accetto con serenità il suo fluire nel sangue.

Ansia familiare, quasi come ironia della sorte. E fiorisce la speranza che dopo l’ennesima disillusione, il mio cuore finalmente, veramente libero, possa rinascere ad un nuovo giorno.

Ermetismo.

Le mie parole diventano sempre più incomprensibili. E’ la discesa negli inferi, il viaggio che si arricchisce di esperienza, e la visione del fondo di questo abisso di emozioni che rende tutto incomprensibile agli occhi degli altri.

Nessuno capirà ciò che scrivo, oggi. E finisce qui il bisogno di comunicare. La speranza che qualcuno capisca. Ci sono solo io, in questa stanza vuota.

Parlo di te che non ci sei. Parlo dei sogni quasi erotici che comincio a fare, della fine di quest’ultima illusione. Parlo del bisogno di una tua parola, di quanto sia volubile questo mio cuore, che intravede il cielo solo con una parola, e sprofonda nel buio, senza di essa.

Illusione. I poeti antichi lo definirebbero Simulacro. Lo spettro di un sogno che sembra reale… ma non lo è.

Nell’Antro Circeo

Agonizzanti ricordi e nuove nostalgie.
Un passato che solletica, ma non ferisce più.
Un presente emozionante, ma non felice.
Non avrei null’altro da raccontare. Ho detto tutto.

Scopro ogni giorno nuove forme di educazione sentimentale. Mi sorprendo di quanto poco la ragione governi realmente le emozioni, le cui vie sono molto più tortuose e incomprensibili di quanto potessi immaginare e prevedere. Qualche settimana di cura è stata sufficiente per spegnere sensazioni che sembravano incurabili, e riaprire a nuove emozioni, dimenticate da tempo. Ed ora, so “impormi” di non frenarle, sebbene la ragione mi lasci intravvedere il baratro che mi aspetta, come conseguenza. Ma devo vivere, amare, star male di nuovo… con un altro nome.

In lontananza, al di là dei miei sogni, rimane quel volto senza nome. Non si chiama ifrid, ma nemmeno …
Perché sarà quello sguardo vero, solo per me… leggerà in me, e darà vera pace al mio cuore, e quella sensazione di essere approdato al sicuro, alla fine di ogni dolore.
Il primo, vero sguardo rivolto a me, in grado di vedermi davvero, rompendo l’incantesimo d’incomprensione e indifferenza, egoismo e cecità.

Per ora, navigo in acque straniere e pericolose. Un pirata con poco coraggio ma tanto bisogno d’avventura, per dimenticare la sua patria lontana, il cui ricordo è solo una tomba. Sirene e streghe, mondi d’incantesimi, sogni ed illusioni… consapevoli. Attendo un altro risveglio, mentre mi scorrono davanti murales che raccontano di Medusa e Polifemo… ricordi confusi, cancellati da un ingannevole incantesimo.

Excalibur

Ho un segreto. Uno vero, di quelli indicibili. Un segreto amore, un mistero – un altro – nascosto nel cuore. Ma stavolta non è qualcosa di cui doversi vergognare, è un segreto puro e nobile, ma indicibile. Oggi, mio scrigno del cuore, non posso raccontarti quello che sento…
E Dio si prende gioco, di nuovo, di me, risvegliandomi nel modo più crudele…
“Un patrimonio non spendibile, ma di nuovo utilizzabile…”
È il mio amore. Un tesoro di sogni e illusioni, pensieri e grandi imprese. Ora è lì, nel suo grande forziere riemerso, dopo un lungo oblio. Colui che potrebbe aprirlo non sa nemmeno di avere la chiave, e forse non lo saprà mai…

E mi tornano alla mente i lunghi inverni e le lacrime… Il silenzioso canto alla solitudine. Oggi, che torno a casa con il cuore colmo di carezze e sorrisi, sguardi veri… mi vedono, finalmente, non mi guardano soltanto. Mi vedono…

Illusioni? Forse… ma sono qui a raccontare nuove emozioni, ricca eredità per un futuro del cuore che potrebbe essere migliore (sussurra… la mano sulla culla potrebbe sentirti, mentre accompagna la ninna nanna della tristezza).

Amore che non dà gioia, né euforia… Solitaria emozione.

Ti sorrido. “All’improvviso, senza accorgertene, la vivrai… Ti sorprenderà.”

Il demone mi sta suggerendo una tentazione mortale…
Cosa accadrebbe se riaprissi, ora, quella porta chiusa a chiave? Al pensiero, il mio cuore trasale. La sola idea mi terrorizza. È la vertigine del vuoto. Chissà, se quegli sguardi fossero d’amore, potrei guardare di nuovo attraverso quella porta, senza più paura…

La mano sul cuore. Non posso scappare. Ho voglia di piangere, ed amo la profondità delle mie emozioni, l’abisso di segreti che il mio cuore sa creare… Un tesoro sepolto da millenni che qualcuno, forse, un giorno… troverà.

Solo una mano è in grado di estrarre quella spada dalla roccia… Una, una soltanto… fra milioni di cuori non puri, purezza e ragione infinita, per scoprire le pieghe invisibili di quest’anima corrotta e limpida.
Una gomena nella cruna di un ago…

In sala d’attesa

Ascolto il silenzio. Oggi il senso di solitudine è forte. Ma non mi sento solo io, avverto la solitudine di queste mie parole… che è come dire che solitari sono i miei pensieri, solitarie le emozioni.

Stupidi pensieri. Stupide emozioni. Fiorivano utopie e piccoli sogni che hanno donato un po’ di serenità a questi miei giorni… passati. Mi chiedo se aver cambiato le ragioni della mia tristezza sia servito a migliorare il mio stato. Ma questa è una piccola delusione, non è il male assoluto che, forse, andrà via, anche grazie a questi svaghi di dolore.
Utopie e sogni… direi consapevoli. Chimere che so già essere tali. Mi aiutano a (non) vivere e a dare una ragione alla mia permanenza in questo limbo. Permesso di soggiorno nella non-vita rinnovato a tempo indeterminato.
Son tornate le sirene, ad ingannare il mio viaggio nell’ignoto, intonando il loro dolce (solito) “Ti voglio bene”.  A riprova che certi miti della mia vita non hanno mai smesso di esistere.
Quant’è facile ingannarmi… E so che, in fondo, non desideravo altro che essere ingannato, per dar respiro alla mia (tossico)dipendenza da amore impossibile.

Ma cos’è, qual è un amore possibile?

Un brivido. Lo sai che nel tuo mondo qualcuno riderà anche della tua morte… Lacrime sì, ma poi futuro e altre risate, prima rade e timide, poi sempre più frequenti e fragorose, che si alimentano, ogni giorno di più, di tempo che passa e oblio.
Perché l’indifferenza è una maledizione eterna, che supera la morte.

Incapacità di vivere, di amare, di stare al mondo. Savoir vivre… credo sia un dono naturale, un’attitudine che non s’impara con gli anni o con la pratica.

Per quella carezza, quello sguardo, quel bacio sarei disposto a follie. Ma c’è chi ottiene gratuitamente ciò che io pagherei con la mia stessa vita. Ed è come una droga: una piccola prova gratuita, per creare assuefazione, e poi… dosi pagate a peso d’oro.

L’ultimo pensiero è per la tua ennesima invasione nei miei sogni. Complice, il freudiano ricordo del giorno prima. Tua madre, tua sorella, e quel tuo solito sorriso silenzioso, quello sguardo rubato, senza parole, senza pensieri, senza emozioni da dichiarare. La sala d’attesa di un dottore, aspettando una tua visita. Un tempo scrivevo: la vita è una messa. Oggi la mia vita è… la sala d’attesa di un dottore.

Itaca senza Penelope

Che sarà che sarà… quello che non ha ragione e mai ce l’avrà

Mi sto chiedendo se identificare un Male contro cui combattere mi possa essere utile. Oggi trasalivo. Leggevo i suoi sintomi, riconoscendoli più o meno tutti, ma non è stato questo a causarmi un tuffo al cuore, bensì l’estrema conseguenza di quello che potrebbe essere il mio nemico: suicidio.
E sai a cosa penso ora? Alla sottile soddisfazione per il senso di colpa che procurerei in chi leggerebbe queste parole “dopo”.

Che soddisfazione! Dopo che sono morto… “Ma tu continuerai a vivere, ed io morirò ancora”.
Perché la vita è quella che vince sempre… E chi vive risulta sempre vincitore, quello che scrive la storia dopo. Diranno che nessuno poteva salvarmi, che io ho impedito a tutti di aiutarmi, che nessuno aveva capito davvero il mio male…
Signori, io sono nato per scrivere la Mia Storia. Congetture e supposizioni, costruzioni a posteriori… lasciatele fuori da Oniria: qui c’è la Verità, perché Dio mi ha dato il potere di saperla raccontare. E l’unica scusa che si potrà addurre sarà l’ignoranza, o l’indifferenza (questa è per Te, visto che tu sapevi, hai letto e nulla hai voluto fare…).

12 aprile 2011 – ore 15.00

Con-fusioni.

Passato e presente. Intrecci di pensieri e sensazioni (emozioni è termine troppo forte). Vorrei dire tante cose, ma il cuore stenta ad esprimersi. Oggi ho fatto la conoscenza di nuove esperienze emotive, parzialmente inattese. Un’ansia non calcolata, almeno non nella potenza con la quale si è manifestata. E poi, il passato che s’insinua in questi meandri di presente nuovi, a tentare l’ennesimo rovesciamento del tavolo.

Ma la forza delle tue mani sembra ridotta… forse perché mi è più chiaro il meccanismo, più chiaro il vuoto d’intenti che si nasconde dietro ogni tuo gesto, ogni tua parola.

Ingannato, per tanti anni, da… Don Abbondio! Il suo “Quando dico niente, o è niente o è cosa che non si può dire…” ha cullato per tanto, troppo tempo le mie speranze. Quando invece avrei dovuto credere, fin dal primo momento, che quel “niente” fosse reale, come il Nulla di Parmenide…l’unica cosa che è davvero reale.

Con un tecnicismo, la si potrebbe definire “dietrologia”. Uno dei miei sport preferiti… nell’illusione di leggere nei pensieri della gente. Ma non riesco a fare i conti con le menti vuote, l’assenza di pensiero, un principio che non so concepire, figuriamoci comprendere.

Sensazioni nuove.

Ora è disagio, paura, fastidio. Tanti pensieri indicibili, emozioni soffocate, confusioni non lecite. In questo nuovo mondo del cuore, navigo a vista, disperando in un porto, che forse ancora non voglio. E’ il viaggio di Ulisse, che tocca tante coste, senza cercare alcun rifugio definitivo. E una patria distante, il cui ricordo è mito ventennale.

Ma nella mia Itaca, Penelope è morta.

Non guardarmi

Occhi che non mentono.
Riflessioni su ciò che dico senza volerlo, su ciò che il mio volto comunica fuori dal mio controllo, una comunicazione involontaria…
La nuova frontiera del controllo: padroneggiare gli occhi e le espressioni…

Gli occhi dicono ciò che io nego, quello che io vorrei nascondere. Ed ogni professione di serenità e sicurezza viene smascherata miseramente.
Chiudi gli occhi, nascondi lo sguardo, cancella le espressioni, devi proteggere meglio il cuore e i suoi segreti, perché restino tali.

Ma… a volte, ho come l’impressione che si sia interrotta la comunicazione anche con la ragione. Tristezza, ansia, paura… anche quando ostento serenità con me stesso.
E siamo al paradosso: gli altri scoprono di me cose di cui io non sono consapevole… a causa degli occhi, che parlano di un cuore che io non sento più.
“I tuoi occhi non mentono” … E dovrei insegnare a loro a mentire.

Droga. Felicità indotta, euforia costruita a tavolino.

“Svuota il serbatoio del dolore, di tanto in tanto” …
Questo cumulo di vuoto e buio, messo da parte, sta diventando una montagna. Non oso immaginare cosa accadrà, quando gli aprirò le porte…
Paura. Si manifesta con le sue solite vesti: un tuffo al cuore, il battito accelera, la vista si annebbia, pochi secondi eterni di oblio.
E scopro che oggi mi mancano anche altre cose, altre vite. Non sono stati un sonno eterno questi due anni… pieni di volti e sorrisi, carezze e baci, sesso e abbracci, parole e mani. E occhi… i loro, i miei. I miei, a gridare verità indicibili, quell’amore nascosto, poi negato, alla fine arreso e dichiarato… finito nel vuoto, come tutto il resto. Oceano di ricordi, oggi chiusi a chiave, doppia mandata. È la Cura.
Sono andati tutti via, per questi occhi sinceri, che raccontavano la miseria e la verità di un cuore spezzato e innamorato… di colui che non può essere nominato, e ricordato.
E oggi, chiedo con curiosità e paura cosa dicano questi occhi: quale tristezza, segreto, amore abbiano ancora da raccontare… Io, la ragione, non saprei dirlo.
Verità.

Guardami negli occhi e dimmi cosa vedi.

La cura

Un nuovo modo di vivere è possibile. L’ho sempre saputo, ma l’applicazione delle mie consapevolezze non è mai stata operazione agevole per me.

Ed oggi l’imperativo è: stare bene. Fare cose e stare solo con persone che mi fanno stare bene.

L’uomo ha bisogno di illusioni per vivere. Illusioni che si tramutano in speranze, e poi sogni.

Fiducia. È difficile comprendere di chi o di cosa ci si possa fidare. Bisognerebbe solo accettare con serenità che siamo tutti vittime e carnefici. Cosa riceviamo e cosa diamo? Provo sempre ad equilibrare la bilancia. Ora, per esempio, è il momento, per me, di dare. Me ne accorgo, e non dimentico quando ricevo qualcosa gratuitamente.

Non sei solo. Bisogna ricordarlo quando si è al buio.

Inquietudini di un grigio lunedì. Paure infantili e pensieri. Ricordi in sottofondo che sgomitano per emergere. Ogni giorno uno sforzo, sempre meno faticoso. Il dolore è lieve, sottile e poco tagliente. Il nuovo metodo dà i suoi frutti. Ma non è giorno di esperimenti.
Conosci te stesso, dunque anche i tuoi limiti. Il mio limite più pericoloso è l’incostanza. Così, quando sembra che sia guarito, la ferita si riapre e ricomincia a sanguinare, come se fosse fresca. Non è stata curata bene e spesso fa infezione. Dunque, la cura è nella costanza e nel metodo. Ché diventino abitudini e pratica quotidiana, fino a che non saranno natura. Quel giorno potrò dirmi guarito.

E ieri ho scoperto in me ancora la paura di lasciarti davvero andare, di invitarti ad abbandonare quel posto.
Riflessioni sul perché di questa ostinazione. La speranza non spiega tutto. Paura e desiderio di cambiare. Nostalgia e vertigine del vuoto.
Vorrei accadesse naturalmente, senza forzature e costrizioni, ma temo che oggi non sia ancora possibile.

Inusuali emozioni. Hanno qualcosa di fisico, ma non solo. E mi chiedo cosa sarebbero, se non avessero quel fremito fisico… Si chiama attrazione.
Riflessioni. Hanno qualcosa di dolce, ma anche di pesante. Sono io, incapace di far scorrere questo corso d’acqua, senza ciottoli, né detriti. Scorrerà ugualmente, ma l’avrò vissuto e goduto meno.

Mi hanno detto: sembra che tu sia cambiato. E quasi mi sorprendo di essere riuscito, mio malgrado, a dare di me l’immagine che volevo.

Ed oggi pesa e fa piacere avere un grazie da dire. La ninna nanna recita, come sempre, di non farsi ingannare… ché domani sarai deluso. Ma ho un grazie da dire, e questo non può essere smentito, non oggi.

Rimozione forzata

Sono alla ricerca di significati e spiegazioni. Faccio fatica ad identificare il percorso che mi ha portato fino a qui e, di conseguenza, la strada necessaria per uscirne.

Procedo per tentativi, esperimenti, forzature e operazioni basate sulla logica e non sul naturale e spontaneo fluire di emozioni e azioni.

Amore eterno. Corrispondenza di amorosi sensi. Affinità elettive.

Sono esercizi letterari utili a spiegare ricordi ossessivi, pensieri ricorrenti, emozioni angosciose e persistenti.
Ma sono reali?

È come se fossi stato improvvisamente privato di una dote naturale, al pari di camminare, respirare, parlare. Io non so più dimenticare. Io non so più come si fa a pensare ad altro…

Perché devo farmi violenza per fare qualcosa che alle persone comuni risulta naturale?

Io non so accettare la realtà.
Un gioco. Dopo aver reso me invisibile, fingo che tu non esista, fingo che tu non ci sia mai stato nella mia vita.

Rimozione forzata, perché occupi un posto che non ti spetta… più.

Sono da solo dall’estate del 2005.

« Che il suo nome sia cancellato da ogni libro e da ogni tavola, sia cancellato da ogni colonna e da ogni obelisco, cancellato da ogni monumento. Che il suo nome non sia più pronunciato e scompaia dalla memoria di ognuno per sempre. »

La tentazione della Caduta

Cos’è un Angelo caduto?
Un Angelo che ha ceduto alla tentazione del Male…

Oggi identifico il mio male… E ragiono sulla mia reale capacità di abbracciarlo, qualora volessi davvero cedervi.
Il Male… non più rispetto, non più l’altro, non più amore.
Un mondo di No, e non più tutti quegli incerti “forse” che hanno permesso a voldermort di vegetare con me e, dopo, ricostruirsi una parvenza di serenità.
La mia debolezza è da sempre il tuo cibo vitale. È giunto il momento che io te ne privi… morirai, o imparerai ad essere autonomo.

Giornata di virtuali cambiamenti. Meccanismo collaudato: azioni da tanto tempo vagheggiate, e alla fine realizzate.

 

Da giorni ho in mente un’immagine…

E’ quella di un bambino che viene ritrovato in un pozzo, una botola, una cantina… qualcosa di buio e sporco, colmo di fango.

“Oggi mi hai scoperto in fondo ad un dolore… sono l’Amore”.

Voglio immaginare che sia così… ora che sono al buio, in questo pozzo profondissimo, incapace di muovermi. Oggi che vedo il fondo di questo indicibile dolore.

Segretamente

L’invisibile via
Dove son già fatte le strade,
io smarrisco il cammino.
Nell’oceano immenso, nel cielo azzurro
non è traccia di sentiero.
La viottola è nascosta dalle ali degli uccelli, dal fulgor delle stelle,
dai fiori delle alterne stagioni.
E io domando al cuore, se il suo sangue porti seco
la conoscenza dell’invisibile via.
(Rabindranath Tagore)

Studio sull’invisibile.
Un gioco. Per fare a meno degli occhi degli altri. Oggi sono invisibile.

Colui che è invisibile risolve le sorti del mondo.
Mi sfiorano, incrociano il mio sguardo, ma non mi vedono.
E posso, ora, trasformare il dolore in forza, in opportunità.
Essere invisibile mi rende libero.

Tu non mi vedi. Tu non vedi.
Un altro sorriso, accanto al suo.
E la parola di oggi è… Odio.
Odio che scatena terremoti, e provoca morte.
Invisibile è il dolore, la bruttezza, la malattia.
Male nascosto e segreto, incomunicabile.
Non si colma un vuoto con l’aria.
Piccole margherite in un pezzo di verde tra pietre e asfalto bagnato.

Ciuffi d’erba ai piedi di un albero.

Come ho fatto a diventare invisibile?

Semplice: un grido perpetuo diventa silenzio.

Nosce te ipsum

Buongiorno Amore,
Questa mattina, un po’ di malinconia.
Complice un malessere fisico. Sento i segni della corruzione sul corpo. E riverso sulla mia pelle tutti i sensi di colpa per una vita senza amore.
Sta cambiando qualcosa. Mi manchi. A volte la tua assenza mi toglie l’aria, ma… sono molto più consapevole di prima che tu sei morto. Lo dice il tuo silenzio, la tua e la mia vita che scorrono lontane, l’una ignara dell’altra.
Oggi la tentazione del buio è troppo forte, e mi attraversa il suo brivido di dolore.
Il mondo ha nascosto i suoi colori, in questa mattina di irrazionali riflessioni sulla  bruttezza che mi rende invisibile.
Le promesse sono infrante…

Cerco nei volti, con disperazione. Per convincermi che ne esiste un altro.

Forza. Coraggio. Azione. Movimento. Decisione.

Lontano.

Ho la testa confusa, come se sopportassi baccano. Ma l’unico frastuono è il risuono del silenzio. Metto un po’ di musica.

Vorrei dedicarti poesia. Ed oggi mi rendo conto che le parole sono inutili,  il silenzio si addice di più a quello sguardo perso nella strada già percorsa, sulle rotaie di un tram che fende la città, in un mattino freddo e assolato di marzo. Lo sguardo si perde, la musica evoca, e le lacrime scorrono silenziose e rade, nascoste alla vista degli altri, umori di una nostalgia lieve e passeggera.

Conosci te stesso.

Non sai cosa sia il tuo amore. Se esiste, qual è la sua natura. Hai impiegato 2 ore per ammettere di aver amato davvero. Sei così sicuro che lui lo sapesse, lo vivesse in maniera così piena… il tuo amore?

Amare significa accettare tutti i suoi dolorosi limiti, pur di averlo accanto… Ergo, forse non lo ami(avi) davvero.

Flash. Scatti rapidi di memoria. Il suo volto e la sua voce appaiono limpidissimi al mio ricordo, e non capisco come sia possibile, visto che non lo vedo da tanto, e lo sento al telefono di rado. Eppure, il suo sguardo è chiaro come il sole d’estate, il suo sorriso attraversa il mio cuore come una lama tagliente.

Quello che provo posso saperlo solo io. Solo io conosco la Verità. La follia di un pensiero che non vuole morire con lui. Di un fantasma più forte e presente del suo alter ego fisico, che siede comodo nella platea vuota del mio cuore, sicuro che il suo posto non sarà mai più occupato.

Conosci il tuo amore. Forse scoprirai che tutto quello che hai cercato finora, non è davvero ciò che volevi, ciò che era meglio per te, ciò che ti faceva stare davvero bene.

I giorni del perdono

Ho trovato un’emozione per la quale vale la pena tornare a scrivere.

Ho bisogno di perdonarmi. Errori commessi, cose non fatte, tempo gettato al vento, sorrisi soffocati, abbracci mancati. Baci negati.
Una preghiera del perdono, ora che sono al Verano, in compagnia dei fantasmi di Roma.
Non devo perdonare te, ma me stesso. Perdonarmi dei fallimenti, dell’ansia, del troppo amore, delle mie imperfezioni, del mio istinto, della mia pigrizia, delle troppe parole e dei silenzi, di tutto ciò che non ho fatto, e di quello che non volevo fare ed ho fatto. Del cibo mangiato, dei ritardi e della puntualità, di un “ti voglio bene” negato e di quello detto a sproposito. Dei soldi spesi e di quelli inutilmente risparmiati, delle incombenze trascurate e degli impegni rimandati, delle occasioni perse e di quelle colte e poi sprecate. Di 34 anni vissuti al rallentatore…
E, forse, se oggi scrivo, è per evitare che, morendo, le mie ultime parole fossero delle domande lasciate senza risposta.

L’essenziale. Forse bisognerebbe solo saper perdere.

Poesie e canzoni d’amore. Raccontano di progetti e vita, coraggio di amare e Vero Amore. Parlano di me e te… Te che non esisti. Nulla e nessuno con cui identificarle.
Nessuno che mi abbia salvato, nessuno che ci fosse davvero quando ero solo.

Non un bacio, ma un abbraccio. E il mio crudele istinto che si diverte ad aver sempre ragione.

Il meglio deve ancora venire

Canta la Solitudine,
la ragazza davanti a me, avvolta nel suo cappotto di lana, il ragazzo alla mia destra, timido, sopracciglia curate, piedi uniti, mentre legge attento il suo libretto di appunti, vistoso anello all’indice sinistro. La ragazza due posti più avanti fissa le mie mani che scrivono, pensa a qualcosa di divertente, poi si distrae a guardare due persone che le passano davanti. Jeans slim, piccolo cellulare lilla, ora si avvicina all’uscita per scendere, e salgono altre vite, piene di pensieri e ricordi, come i miei… forse.
Canzone adrenalinica. Oggi ho bisogno di non elaborare, ma solo “riflettere”… come uno specchio, che non restituisce filtri, se non immagini invertite.
Sono quasi arrivato. Il pensiero dominante è la sostanza dei miei sentimenti. Chi o cosa amo, se amo?

E il futuro… Vorrei fosse già tutto compiuto. Ma la piccola decisione presa questa mattina mi dà un po’ di sicurezza. Se accadrà, la promessa di dio verrà disattesa.

Ore 17.30

Silenzio. Rotto da rumori lontani di strada… auto, vociare indistinto. E le mani sulla tastiera che tintinnano.

Questo giorno (lavorativo) volge al termine. il 15 febbraio del 2011, pare, non sarà ricordato a lungo, come qualcosa di memorabile. Forse sono qui  proprio a ricordare di non aver nulla da scrivere.  L’unica riflessione plausibile è sull’inutilità delle ore trascorse, e sono tante. Sul senso di oppressione – ma anche di pigra impotenza – che mi provoca sapere di aver speso male il mio tempo, che non tornerà, senza riuscire a rimediare a questo spreco.

Ansia del fare.

“Sei immobile” mi ammonisce Heidi. Non mi piace il mio lavoro, sono incatenato al ricordo di un amore insoddisfacente, non mi piace davvero la mia casa… non mi piace la mia vita. Cosa fare? Da dove iniziare? Che metodo utilizzare?

Sorrisi e Sorprese

La tentazione del vuoto e del buio.
Sorrido. È un esorcismo, e un po’ funziona. La tristezza può essere un atto di volontà.

E ora sento la vertigine. Preme al petto. Complici la musica e la scrittura.

 

Tentazioni. Come di voler soffrire… constatando il tuo amore per lui, oggi.
Ricordo quanto fosse importante per me, un tempo, il suono di un pianoforte.
Questo sono io, Dio. Mi conosci… e non potrò essere null’altro che questo, anche se continuerai a farmi la guerra.
Un messaggio al ragazzo che mi siede accanto. Il suo volto s’illumina in un dolcissimo sorriso. Non lo invidio, ma mi suggerisce tenerezza.
Sorrido anch’io.
Faccio la guerra a me stesso, aspettandoti, amandoti, pensandoti.
Dicono che io, in questo modo, non sia più capace di vedere i segni del mondo, altri volti e sorrisi, altri cuori che battono accanto al mio e, forse, anche per il mio.
Non è luogo di preghiere, lo so. Ma oggi rompiamo le convenzioni… ho cominciato con il sorriso.
Dammi occhi per vedere, orecchie per sentire, un cuore pronto di nuovo a captare segnali.

 

Amore è colui che sa esserti vicino, anche quando non c’è, che non ti fa sentire solo, quando lo sei, soltanto con un pensiero. Amore è colui che puoi chiamare quando hai bisogno d’aiuto, sapendo che capirà. Che ti dà amore, quando non glielo chiedi, e forza quando lo fai.
Io per te. Da sempre e per sempre.
Teoria dell’amore. Pegno doveroso al giorno.
Piccoli spasmi cardiaci. Non fanno malissimo, ma danno un po’ di disagio, e destabilizzano l’umore.
Mani fredde. E inusitata calma di un lunedì mattina.
Hai cancellato con un gesto i sogni miei… Insieme.
Dura un giorno la mia vita. Io saprò che l’ho vissuta, ma l’avrò fermata… Insieme a te.

 

Tentazione del vuoto. Lo dice la musica. Gli occhi si gonfiano. Ma ormai ne sono consapevole, e non posso più fingere di non farlo volontariamente.

 

Io sono qui. E avrei da dire, ancora…
Un tuffo nel dolore… come il tuo nel passato, nel mio oceano di ricordi, in un viaggio al di là dei sogni, verso la mia casa nella foresta.
Qualcosa da finire insieme a te…
Respiro un po’…

 

Sono solo incantesimi della musica. Mi alzerò, e comincerà un nuovo giorno. E un altro ancora. Con il cuore che si confessa in silenzio, tra la folla e il tic tac del mio cellulare. Poi, nulla. Lo scrigno si chiude, ed è come se l’amore non ci fosse più, il dolore sparito, i ricordi cancellati…
Il mio scrigno segreto, chiuso con la chiave della tua indifferenza… che è anche ignoranza.

 

Un finale. Chiederò a Tagore, tra poco. Sono certo che mi parlerà con sincerità, come sempre.
Temevo che la parola dovesse essere per forza Amore. Invece, quando ho pensato a questa, ho avuto un tuffo al cuore, ed ora quasi mi commuovo.
Grazie ai Radiohead che me l’hanno regalata in maniera così inattesa (è proprio il caso di dirlo).

 

Sorprese (e così è stato…)

 

Ero andato mendicando d’uscio in uscio

lungo il sentiero del villaggio,

quando il tuo cocchio dorato

apparve in lontananza

come un magnifico sogno

e mi chiesi chi fosse

questo Re di tutti i re !

 

Le mie speranze crebbero, e pensai

che i brutti giorni fossero passati,

e rimasi in attesa di doni non richiesti,

di ricchezze profuse da ogni parte.

 

Il tuo cocchio si fermò vicino a me.

Mi guardasti e scendesti sorridendo.

Sentivo che alfine era arrivata

la fortuna della mia vita.

 

Poi, all’improvviso,

mi stendesti la mano

chiedendo: ” Che cos’hai da darmi ? “

 

Quale gesto regale fu il tuo !

stendere la mano a un mendicante

per mendicare !

Rimasi indeciso e confuso.

Poi estrassi dalla mia bisaccia

il più piccolo chicco di grano

e te lo offersi.

 

Ma quale non fu la mia sorpresa

quando, finito il giorno, vuotai

la mia bisaccia per terra e trovai

un granellino d’oro

nel mio povero mucchio !

Piansi amaramente e desiderai

di aver avuto il coraggio

di donarti tutto quello che avevo.

 

 

The Hole

O anche Vuoto. Assenza. In ultimo, Abbandono.
Buco. Pozzo profondo e scuro. Elaboro il lutto, prendo coscienza (definitiva?) dell’assenza. Mi chiedo perché oggi e non due anni fa. Mi chiedo se sia realmente così.
Per elaborare un lutto e vivere davvero un’assenza, dovrebbe esserci la perdita della Speranza. Ed io l’ho persa?
Questa è una nuova forma di attesa, priva quasi di ogni forma di illusione.
Ancora un No. Un altro No. Ho di nuovo, timidamente aperto a te le porte del mio cuore. Ed ho ricevuto l’ennesimo rifiuto. Dunque, assenza, vuoto, abbandono. Mi hai lasciato di nuovo andare. Stesso copione. Io non faccio più parte della tua vita. Non sono il tuo male, dunque nemmeno la sua soluzione. O forse potrei, se volessi davvero, se in gioco non ci fosse il mio cuore e la mia stessa vita. Conseguenza e non causa. Ma con quale fine…? Pino mi guarda strano, quando parlo d’amore. Il mondo non comprende il mio amore. Esiste? O forse è un nuovo colpo di teatro, preludio e parte di quel dramma infinito che si chiama vendetta.

Amore.
“Quel dolore che non sai cos’è. Solo lui non ti abbandonerà… mai”.
Tutto. Tutti (mi) abbandonano. Prima o poi. Amici – i migliori -, amori, e ancora amici, forse ancora amori.
Chi non sa godere della presenza, fa più fatica a vivere l’assenza.

Sei sempre stato tu il più forte. E, forse, bisognerebbe solo saper perdere. Non accetto la sconfitta. Non la fine.
Io non so dirti Addio.

Una crepa nell’anima

Sabato… 5 del mattino circa.
Cherry Tiger è tornata, di passaggio, a Roma. Si ride, si balla, si canta a squarciagola, torniamo bambini, come succede solo il venerdì, solo quando c’è lei…
La abbraccio. Comincio a dirle quanto mi manca. Avverto uno scricchiolio, poi un altro più forte… Gli occhi si gonfiano.
Affondo la faccia nella sua spalla. Scoppio in un pianto disperato. Non so fermarmi. E succede due volte, a distanza di pochissimo.

Anima fragile. Ora è piena di crepe.
Cosa è successo? Da quel momento, qualcosa è cambiato. Un varco nella foresta… come pioggia fitta, battente, per spegnere l’incendio.
Il dialogo con il mio cuore si è interrotto. E lancia segnali, ma senza parlarmi. Come fai tu… che mi guardi con i tuoi occhi scurissimi e tristi, il tuo viso pallido, scavato, leggendarie occhiaie di tanti sonni senza riposo. Vuoi far vedere il tuo nuovo taglio, ma riesco a vedere solo gli occhi che mi guardano, e fendono la mia anima, si fanno facile strada nella crepa aperta un sabato mattina.
Oggi potrebbe entrarvi qualsiasi cosa. Così, sto lontano da tutto e tutti… da te, con il cuore in riparazione.

Un po’ di sensi di colpa. Fingo di dispiacermi per la tua tristezza, ma non riesco a mentire a me stesso. Non avrei voluto vederti, saperti felice, non senza di me, non dopo avermi perso di nuovo. Tutti dicono male di te, ed io so nascondere bene questo mio egoismo.
Vittima e carnefice, in un massacro che non ha fine, con il dubbio lacerante che tutto, sempre nasca in me, e il mondo… tu viva solo di una mia emanazione.
Sono un estraneo, anche nel tuo dolore. Amara certezza… non far parte della tua vita, nemmeno nella sofferenza. Dunque, non potrò mai essere la soluzione. Ed ho già la risposta alle domande che attendono…

Cosa succederà, ora?
Ansia di cambiamento che si spegnerà di noia e disillusione. Il cuore invecchia, sulla sedia a dondolo, i mobili si riempiono di polvere, le tende si anneriscono e la luce filtra appena. Si addormenta, aspettando. E quasi non si accorge di morire, aspettando…

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