Esercizi di Prosa Lirica

Cristallo di rocca

Sei tu il più forte, maurice. Il tuo cuore è una roccia, una fortezza dove splende sempre il sole, lassù sulla montagna. Tutti possono vederla risplendere da lontano, senza chiedersi chi… cosa ci sia dentro.
Tu sei il più forte, e puoi dispensare consigli e sorrisi, abbracci rassicuranti e verità… per tutti.
Non preoccuparti… nessuno ascolta il battito del tuo cuore, vede le tue mani tremare, coglie l’affanno del tuo respiro.
La tua voce è calma e ferma, quasi atona. Tu comunichi serenità e compostezza, chiarezza e convinzione.
La tua soverchiante potenza è la chiarezza, un’aggressiva sicurezza, che ti rende inafferrabile… invincibile. Non hai bisogno di nessuno, tutti sentono il diritto di non preoccuparsi per te, perché tu te la caverai, in un modo o nell’altro.

In quella caverna oscura di paure e incertezze, imprevisti e dolori, se ci fosse da scommettere su chi uscirà per primo, tutti punterebbero su di te, trionfante, sorridente, con una fiaccola in mano, e un coltello alla cintura.

Nessuno riesce a toccarti, evanescente e lontano.
Sai parlare da solo, e mostri solo ciò che vuoi mostrare: ordine e purezza, il canto della perfezione che non ammette errori, contorni netti e definiti. Perfetto.

Nessuno sa.

Mi fermo. Fluire dolce di pensieri e rotaie. Vita che si muove intorno a me. Umanità e vita anonima, chiusa nella scarsa comunicazione di corpi che non si conoscono. Volti ed espressioni che tradiscono qualche pensiero. Indifferenza dell’anonimato. Non hai un nome, e il tuo volto, da solo, comunica solo estraneità. Scorre il mondo e l’umanità vicina, lontana. Sale. Scende. Cammina. Si avvicina. Si allontana. Anima la terra inanimata, con suoni, odori e tatto.

Nessun dolore. No surprises.

Dove corri, ogni mattina, con quelle cuffiette alle orecchie?  Assorto e imbronciato. Sguardo fisso. Mani in tasca. Passo veloce.

Qualcuno se lo chiede, senza che tu te ne accorga.

Corro verso il tram. Il lavoro. La mia giornata quotidiana.

E quando arriva il tuo messaggio, osservo il cielo terso e respiro profondamente, cercando la musica adatta a comunicarmi il piacere – momentaneo – di essere al mondo. Dolci i suoni della città:  ferri,  ruote, motori, voci, tazzine, vetri.

Qualcuno mi osserva, qualcuno mi pensa. Ma non me ne accorgo, non lo saprò. Guarda di lontano il castello che fugge verso il tram, con un cuore pieno di domande che nessuno sa.

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