Esercizi di Prosa Lirica

Dietro le parole

Una nuova cura.

Ho bisogno di abbracci ed umanità. Un sorriso che faccia splendere il giorno e piccole dosi di sfuggenti amori. È tutto. Può vincere il male del mattino, stordire i sensi per un tempo sufficiente a far tramontare il sole sulle speranze del cuore, se ancora ce ne fossero.
Questo fosso è diventato troppo profondo e buio, non sono più capace di distinguerne contorni e fattezze.
Desideri. Speranze. Bisogni.
La finzione oggi è tutt’uno con la realtà. La cura si chiama sorriso e serenità. Nessun dolore, anche di fronte all’impossibile. Ho chiuso la porta e nemmeno io trovo più la chiave. Ne ho intravisto l’interno, quando ho parlato di commozione.
Cerco certezze. Mi piace fare del bene, perché mettersi da parte è diventata una preziosa e magistrale arte.
Allora, cos’è cambiato? Non voglio arrendermi, non voglio fuggire, so di poter vincere… se solo volessi davvero combattere.
La parola è la tua forza, ma anche ciò che ti dipinge debole agli occhi degli altri.

La nuova cura. Non rimuovo il dolore… semplicemente non lo provo. Ostentare forza e serenità come sistema d’azione e pensiero. Quando tutti ci crederanno, anche tu te ne convincerai, così quella porta chiusa sarà sigillata per sempre, e le tue emozioni moriranno in silenzio, di fame e stenti, all’interno.

La mia lingua ha sembianze familiari, ma non lo è. Fantastico sul futuro delle mie parole, e le immagino come un codice segreto, oscuro, ritrovato dopo millenni, che riemerge in tutto il suo incomprensibile fascino.
Succede da quando ti ho permesso di leggere. Oggi voglio che tu sappia, ma non capisca. E il folle progetto ha avuto la sua realizzazione: comunicare per non essere compresi. Bisogno soddisfatto, segreto mantenuto.
E mi torna in mente quel tuffo al cuore, quel capogiro che  fu poesia. Non posso fare a meno di chiedermi quanto fosse reale, forse artificioso quanto la calma di oggi, costruito anch’esso per dare senso a questo romanzo infinito.

 

Le armi del mattino sono pazienza e rimozione. Affronteranno l’attesa e le parole che non vorrei ascoltare, per una nuova guerra.

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